Ho riservato questa pagina a mio padre che ha scritto tantissime poesie. Quelle pubblicate in questa pagina sono tratte dal libro "FARFALLA IRREQUIETA" edito a Messina nel 1991.
LA DROGA
Sei tu, immensa piovra,
che i tentacoli
tendi, perigliosa,
tra i più impensati anfratti
bui del cosmopolitico oceano
da vari anni tempestoso
per brame lascive e spesso letali.
Alla tua orrida
ventosa aderisce,
talora inconscia
d'esservi incappata,
la tua vittima
che, vinta, soggiace
ai tuoi primi assaggi
assai venefici,
né si svincola,
compiacente e avida,
dalle tue tenaci
spire tortuose
che, seppure,
mozze dall'affilata
spada di chi spesso
in suo ausilio viene,
si ricompongono,
come per magia,
e cefalopede ritorni
a essere, recondita
e insidiosa più di prima.
LA SPERANZA
Tu sei l'estrema a morire, o speranza,
anche se un manto smeraldino indossi
a guisa che fossi umile a mostrarti
a chi ti ambisce e fidente ti invoca.
Ma gli occhi glauchi con esso nascondi
e, tra le pieghe sue, splendido ostenti
il sorriso di opale e di topazio,
al pari dei piselli che s'affacciano
dal loro tenue baccello dischiuso.
Però, indifferente, tu ognora ci oblii
e nell'oceano dei bei prati anneghi,
solo affiorando da esso delusione,
quale miraggio d'isola vicina
che il naufrago giammai potrà toccare.
LA VITA E' IL SOGNO DELL'ANIMA
No, non sono ancora nato
in quanto che l'anima mia
abita in un presupposto
mondo ad essa momentaneo,
nolente a raggiungere
tosto la realtà terrena.
E sovente vive incubi,
di terrificanti sogni,
tali che essa ben desista
dall'incarnarsi, accorata,
e non ambisca il carcere
corporale, onde espiarne il fio,
se questi attimi onirici
dovessero realizzarsi
per la sua trepida essenza.
No, non sono ancora nato,
né io bramo vivere, in vero,
quel turpe mondo che sogna
l'anima mia, atterrita.
LA VIOLENZA
Cane idrofobo che digrigni i denti
e sguinzagliato sei dal tuo padrone,
che ti è mite con le buone parole,
di ubbidirlo non sei mai propenso.
Libero agisci spesso di nascosto
o, indecoroso, alla luce del sole
tu azzanni chi tosto si avvicina
recando ovunque i tuoi orridi lutti.
Ma in caso che tu venga accalappiato,
sei slegato senza remora alcuna
e perciò restituito al tuo padrone
che ti accarezza sfacciatamente.
Ma nessuno può indirizzargli accenti
perché gli hai causato molti danni,
anzi gli applica la tua museruola
e non a te che festoso te ne vai.
Pertanto ripeti il tuo losco osare
in mille maniere in mezzo alla strada
per l'opulento, chi stia per languire
o, appartato, chi meglio preferisci.
Finge ognuno che mai ti abbia notato
e giammai abbia sentito il tuo latrare,
pure essendo assai cruenta come Cristo
l'inerma preda che hai più volte morso.
E poiché non ti ha saputo domare
così dopo sentenzierà la gente:
"Lo stesso è il cane come il suo padrone".
IL MIO BACIO
Mi sovviene la mamma
a cucinare intenta
non sempre assai serena.
Nel domani il suo affetto,
a volte, sespendeva
a me, che discolo ero,
un poco del suo bene.
Da tergo le venivo
stampandole sul volto
un bacio repentino,
perché tanto l'amavo.
Ma mesto qual era
il cuore della mamma
si empiva di dolcezza,
da farmi un risolino
per il tradimento mio
fatto a lei d'improvviso.
CURATOLA SOPRANO GAETANO
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