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MANIFESTAZIONI Tradizionale appuntamento con le Varette . La
rappresentazione iconografica della vita di Gesù, delle sue sofferenze e del
suo martirio, ha sempre costituito per la Chiesa cristiana il momento forse più
emblematico e riepilogativo della religione cattolica. Dio fattosi uomo offre se
stesso all'estremo sacrifico per riscattare
l'umanità dei suoi
peccati e dirigerla verso la salvezza eterna. Non
c'è paese al mondo, ormai da diversi secoli a questa parte, che non ripeta con
vario simbolismo e scenografia la Via
Crucis, la via della Croce, e cioè quel momento finale della vita di Gesù
che iniziato l'Ultima cena si concluse
con la sua Crocifissione sul monte
Calvario. Per lo più si tratta di quattordici episodi (o stazioni), ma la fede
popolare spesso ne aggiunge o ne toglie qualcuno secondo le usanze e la
tradizione locale. Messina,
città profondamente religiosa, ricorda la vita di Gesù portando in giro per la
città, in solenne processione, il Venerdì Santo, undici artistiche Varette raffiguranti ognuna un episodio della Via Crucis. La sfilata
si apre con la varetta dell'Ultima Cena, seguita dall'Orto di Getzemani, la
Fustigazione alla Colonna, l’Hecce Homo, il Trasporto della Croce, la Seconda
Caduta e il Pio Atto della Veronica, l'aiuto di Simone Cireneo, la
Crocifissione, l'Addolorata, la Deposizione dalla Croce e il Sepolcro. Durante
l'anno le Varette sono custodite nella chiesa Oratorio della Pace (ricostruita a
questo scopo nel 1938: dell'antica chiesa distrutta dal terremoto del 1908
conserva solo il portale in pietra del 1609), e il loro allestimento avviene,
dal 1969, a cura delle Nobili Arciconfraternite riunite sotto il titolo di San
Basilio degli Azzurri e della Pace dei Bianchi (precedentemente della sola
Arciconfraternita dì N. S. del SS. Rosario sotto titolo Pace Bianchi dei SS.
Apostoli Simone e Giuda). Tra
il 1908 e il 1938 le varette superstiti al terremoto furono custodite nella
chiesa di Sant'Elia da dove prendeva il via la processione. Le
composizioni d'oggi sono opere moderne (tranne alcune) commissionate e
realizzate a spese di devoti cittadini. Delle antiche sono degne d'essere
ricordate l'Ultima Cena,
opera mirabile di Matteo Mancuso e la Caduta sotto la Croce,
modellata nel 1700 da Matteo Rossello.
PROCESSIONE DEL VASCELLUZZO. La festa del Vascelluzzo trae origine dai fatti accaduti nel 1603, quando una grave carestia affliggeva il popolo messinese. La mancanza di frumento era la prima fra le necessità cui il senato messinese era impegnato a porre rimedio. Fu deciso di intercettare tutte le navi in transito nello stretto e dirottare a Messina, anche con la forza, quelle cariche di derrate alimentari. Pare che il capitano di una grande nave carica di grano, avendo avuto sentore dei sequestri avesse deciso di invertire la rotta prima di imboccare lo stretto. Ma una tempesta, levatasi all'improvviso, non gli permise di effettuare la manovra. Il fortunale danneggiò gravemente la velatura, il sartiame ed il timone. Fu così che la galea, anche per evitare un sicuro naufragio fra i gorghi di Scilla e Cariddi, riparò nel porto di Messina, il cui popolo beneficiò del consistente carico di grano che trasportava. A ricordare l'evento, ogni anno, nel giorno del Corpus Domini viene portato in solenne processione un piccolo vascello d'argento, opera di bottega Juvara, e addobbato con spighe di grano, cui i messinesi hanno dato il nome di "Vascelluzzo".
La manifestazione si svolge con la solenne processione del simulacro della Vergine che tiene in mano la Sacra Lettera. In onore della Madonna il popolo messinese ha voluto erigere la colonna votiva con la statua della Vergine all'ingresso del porto. Della lettera originale, scritta in lingua ebraica, si sono perse le tracce e probabilmente è andata distrutta negli incendi e nei terremoti, che nel corso dei secoli hanno più volte devastato il Duomo di Messina.
Nei giorni che precedono il Ferragosto, le due grandi statue di Mata e Grifone, fanno la loro annuale passeggiata nei vari quartieri della città, fino a fermarsi in largo Minutoli, di fronte al Municipio, dove rimangono per alcuni giorni per l'ammirazione dei visitatori: Varie e controverse leggende si sono intrecciate nel tempo in merito al significato di questa antica tradizione con origini a noi ignote. Per alcuni Mata e Grifone simboleggiano i fondatori di Messina, per altri due principi musulmani fatti prigionieri da Ruggero D'Altavilla dopo la vittoria riportata sugli Arabi nel 1086.
(vedi foto Messina oggi: LA VARA) La più famosa festa tradizionale di Messina è la Madonna Assunta che si celebra il 15 agosto di ogni anno con la solenne processione della "Vara". Un gran numero di persone accorre da ogni parte per rivivere al grido di "VIVA MARIA!" il momento magico in cui la grande piramide della "Vara" alta 15 metri con in cima la figura dell'Assunta, prende il via da piazza Castronovo per raggiungere piazza Duomo, attraverso via Garibaldi e via Primo Settembre. Fu nel 1535, in occasione dei festeggiamenti per il trionfale ingresso di Carlo V a Messina (reduce dalla vittoria contro i Turchi), che fu costruita la "macchina della Vara", opera dell'architetto Radese, dalla quale deriva l'attuale. La macchina si compone di un pesante basamento in legno ("cippo"), al quale sono fissati due grandi pattini d'acciaio che servono a farla scivolare sull'asfalto (originariamente era portata a spalla). Dal cippo si innalzano le sovrastrutturre che appaiono come una grande piramide di nuvole, con il sole e la luna attorniati da angeli e cherubini rotanti attorno ad essi. Più in alto, in prossimità del vertice, un grande globo azzurro stellato, a significare il cielo, attorniato anch'esso da piccoli angeli rotanti e, sulla cima, la figura dell'Altissimo che regge sul palmo della mano destra la statua della Madonna Assunta.
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