ANNUNZIATA DEI CATALANI

Via Garibaldi

 

 

 

Inizialmente la chiesa, ora denominata «Dei Catalani», veniva detta dell’ «ANNUNZIATA DI CASTELLAMMARE» e si voleva ricordare così che essa confinava con l'antichissima fortezza, o castello, della città, che sorgeva appunto sul mare, il quale, in quel tratto, lambiva talora la stessa chiesa.

Il Samperi ci far sapere che là dove ora sorge la Chiesa dell'Annunziata dei Catalani nell'antichità c'era un tempio pagano, dedicato a Nettuno o a Venere, molto venerato e meta di pelIegrinaggio per i naviganti che, approdando a Messina, offrivano i loro voti.

Convertitasi la città al cristianesimo il tempio sarebbe stato consa­crato alla Vergine Annunziata e, durante la lunga parentesi saracena, trasformato in moschea, per essere nuovamente, restituito al culto cattolico dopo l'avvento dei Normanni.

In tempi successivi divenne poi cappella reale, sede di ordini reli­giosi (Domenicani e Teatini), di confraternite, chiesa di un vicino ospe­dale, e infine fu data, per le loro devozioni ai Catalani, i quali, emulando nel commercio Veneti, Genovesi e Pisani, avevano a Messina una «fon­faco» e una loro colonia. Da qui il nome di ANNUNZIATA DEI CATALANI col quale fu in seguito designata, analogamente a ciò che avveniva per altre chiese, quali S. Pietro dei Pisani, S. Giovanni dei Fiorentini, S. Nicolò dei Greci, S. Maria degli Alemanni, ed altre.

Naturalmente in queste vicende l'edificio subì trasformazioni e ri­strutturazioni, ora a causa di danni seguiti ai terremoti, ora per restauri, ora per assecondare i gusti dei tempo. Tutto ciò è denunziato dalla stes­sa attuale composizione architettonica che rivela rimaneggiamenti e so­vrapposizioni di stili.

In origine doveva anche essere più lungo, verso l'attuale piazza Catalani e fu in seguito alla caduta della facciata, forse in epoca sveva, che venne accorciato.

       La quota di pavimento è quella della città antica, che mano a mano si è andata sollevando a causa dì alluvioni, straripamenti di torrenti e macerie di terremoti sovrapposte; del resto la stessa quota di pavimento si evidenzia nella chiesa di S. Maria Alemanna.

Alla primitiva costruzione appartiene certamente l'elegante abside, decorata all'esterno da due ordini di archetti, sostenuti da esili colonnine e illeggiadrito di sobrio cromatismo. L'interno, a tre navate, con decora­zioni geometriche, è di stile arabo, la cupoletta invece può essere del periodo arabo come del periodo normanno.

Prima dei terremoto dei 1908 era adornata, di numerose opere d'arte. Le guide ricordano un'«Annunziata con S. EuIalia protettrice dei Catala­ni » di autore ignoto, un « Giudizio Universale » pure di autore ignoto, l'«Immacolata» di Tommaso Marcella», datata 1606. Famoso era Soprattut­to un quadro raffigurante l'incontro della Santa Vergine con il suo Figlio, lungo la via del Calvario e detta perciò S. Maria dello Spasimo; era opera di Polidoro da Caravaggio eseguita su commissione del console Catalano a Messina, il patrizio Messinese Pietro Ansalone. La sacra immagine, che poi venne tanto in devozione presso i messinesi, fu celebrata in un poe­metto dal sacerdote messinese Cola Jacopo d'Alibrando, stampato a Messina nel 1534, e in un sonetto del grande Francesco Maurolico, che il Samperi riporta nelle pagine citate. Tale quadro, però, fu in seguito trasportato al Museo Nazionale di Napoli.