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Via S. Maria
Alemanna, angolo via S. Ella: dietro la ex Cassa di Risparmio Vittorio
Emanuele. Scrivendo dì questa chiesa G. La Farina cita
la frase: «in fatto di monumenti la vecchiezza è la stagione della loro beltà -
la vecchiezza che li tinge del color fosco dei secoli ». Ma aggiunge che «Ciò
andrebbe detto dell'antica chiesa dei cavalieri teutonici della Alemanna, se la
mano dell'uomo non avesse distrutto là, dove il tempo non aveva fatto che corrodere ». Un MONUMENTO NAZIONALE che già al suo tempo il Buonfiglio,
chiamava «la hoggi rovinata chiesa di Santa
Maria dell'Alemanna», ed egli scriveva nel 1600 circa. Si aggiunsero poi altre
sventure: i gravi danni di un fulmine nel 1612; quelli arrecati dal terremoto
dei 1783, che fece crollare la
facciata; e ci fu anche l’insipienza umana che, anziché riparare i guasti, ora
l'adibì a magazzino, ora a officina di fabbri che ne annerirono i muri con le
foro fucine, ora la fece affogare tra i rovi e le immonidizie. Quasi rispettoso
dei ruderi fu invece il terremoto del 1908,
il quale le consentì di continuare a custodire sotto le arcate, ancora per
qualche tempo, l'originale della celebre statua del Nettuno di Montorsoli, in
attesa che fosse trasferita al Museo. (La statua che è dinanzi alla Prefettura
è soltanto una copia eseguita dallo scultore Zappalà). Dinanzi all'accanirsi
della natura, intanto, nessun intervento di restauro, tranne in questo ultimo
dopo guerra: interventi, però, questi ultimi, almeno sino a ora, saltuari e
incompleti, e talora giudicati inadatti. Certamente
avrebbe meritato ben altra cura questo tempio, sia per la sua storia, sia per
la sua intrinseca bellezza. L'unico
intervento ricordato fu una ripulitura del locale in occasione della visita
dell'Imperatore Guglielmo II, alla
città, prima dei terremoto, nel timore che egli volesse visitare questo
cimelio, che è legato alla nazione tedesca. Perché fu,ai tedeschi dell'Ordine
Teutonico, che vennero donati dallo Svevo Federico II i ruderi di un antico
tempio pagano, e i teutonici lo ricostruirono secondo la loro arte dedicandolo
alla Madonna sotto il titolo di Alemanna, ossia germanica. Qui essi
stabilirono il loro Priorato e costruirono anche un ospedale a beneficio degli
Alemanni che si recavano in Terrasanta. Quando poi nel secolo XVI abbandonarono
la Sicilia il complesso edilizio fu unito alla vicina chiesa di S. ANGELO DELLA
GRECIA e il tutto passò all' Arciconfraternita di S. Angelo dei Rossi. Dal
profilo architettonico è considerato monumento unico nel suo genere in tutta la
Sicilia, forse dovuto a maestranze venute dalla Germania. Ha pianta basilicale
a 3 navate. Archi nitidissimi a sesto
acuto che si intrecciano armoniosamente con sorprendente effetto, esaltato
forse dalla mancanza di copertura e di pareti, e i tecnici non sanno neppure
dire quale tipo di copertura fosse quella originaria. I portali smontati sono
al Museo. Gli intenditori sperano che i lavori in corso finalmente approdino a
qualche cosa di buono.
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