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S. FRANCESCO ALL'IMMACOLATA Occupa l'angolo nord-ovest
dell'incrocio di Via 24 Maggio con il torrente Boccetta. Nel 1222, o forse anche prima, inviati dal Serafico Padre
Francesco d'Assisi, giunsero a Messina i primi Frati Minori, che presero stanza
nel quartiere S. Leo, nel lato Nord della città, fuori le mura. Successivamente
fu foro offerto un terreno, lungo il torrente Boccetta, dove si costruirono un
piccolo convento con annesso Oratorio. Qui approdò qualche anno dopo Fra'
Antonio da Lisbona, divenuto poi S. Antonio di Padova, la cui nave in rotta
verso il Marocco, fu risospinta dai venti nel porto di Messina; e qui il santo
frate dimorò per qualche tempo lasciando di sé largo ricordo nella cittadinanza
per la predicazione, per gli esempi di virtù e per i miracoli operati. Il Saperi
ci fa sapere, tra l'altro, che una volta il Guardiano del Convento si dovette
allontanare e lasciò come Vicario S. Antonio. Questi, constatato che i frati
per attingere acqua dovevano recarsi lontano, fece scavare nel convento, un
pozzo che cominciò a fornire ottima acqua. Ma la cosa non piacque al Guardiano,
che tornato in convento, inflisse una penitenza al Santo, reo d avere alleggerito
le penitenze dei frati. Furono questi frati che nel 1254, sostenuti da nobili e
ricchi messinesi, iniziarono la costruzione dei grandioso tempio, che doveva
essere il maggiore della città, dopo, il Duomo, e la cui prima pietra fecero
benedire dal Papa Alessandro IV. Esso fu dedicato a S. Francesco e fu il primo
eretto in suo onore in terra di Sicilia, appena 28 anni dopo la sua morte. Antonello
doveva essere orgoglioso di questo tempio della sua città se ne ritrasse le
grandiose absidi nel quadro della Pietà che si con serva nel museo Carrer
di Venezia. Al titolo
di S. Francesco si sarebbe aggiunto in seguito quello dell'Immacolata, e ciò
in considerazione dei culto particolare
che nel tempio si svolgeva in onore della Santa Vergine (il Samperi elenca una
dozzina di immagini della Madonna sotto vari titoli) e soprattutto in grazie di
una cappella fatta erigere dal Provinciale dei Minori Conventuali nel 1581 in
onore dell'Immacolata Concezione, sotto il cui titolo sorse pure una
Confraternita che ne curava la celebrazione della festa l'8 Dicembre. A questo
proposito, il Gallo, nell'«APPARATO AGLI ANNALI», mette in evidenza come il
popolo messinese nutriva particolare devozione verso la Santa Vergine sotto il
titolo di «Immacolata Concezione». Parla di “tante chiese e cappelle erette in
onore della Beatissima Vergine sotto questo titolo” e informa che vi era anche
una porta della città a Lei dedicata. Ricorda persino come il Senato e
l'Università avevano assunto l'impegno di difender questo privilegio della
Madonna, che solo nel 1854 fu definito come dogma di fede dal Papa Pio IX. Sul
primitivo impianto della Chiesa, dalle nitide linee siculo-gotico-normanne, si
sbizzarrì in seguito la, fantasia dei secentisti, che la deturparono con
esagerata dovizia di stucchi e di colori, ma veniva anche arricchita di
pregevoli opere di rinomati pittori, quali Antonello Riccio, Stefano Giordano, Andrea Subba, Catalano
l'Antico, Mario Menniti, Mariano Rizzo, Alfonso Rodriquez, Vincenzo Romano, Francesco Paladino e altri: sono
appunto gli autori delle immagini ricordate dal Samperi. Un furioso incendio,
però, nel 1884, distrusse Ie sovrastrutture barocche, ma con esse anche ciò che
di valido l’arte dei pittori messinesi e il mecenatismo di nobili famiglie
aveva racchiuso tra quelle mura: distrutte anche le tombe del Re Federico III d'Aragona e di Elisabetta,
sua madre, che al tempio avevano
conferito il titolo di Cappella Reale, così come le tombe dell’Ammiraglio,
Angelo Balsamo e di altri illustri personaggi, benemeriti della costruzione e
dell'arricchimento del grande tempio. Il
restauro dopo l’incendio ripristinava, le linee originali. Frattanto
le leggi eversive del 1866 avevano confiscato, il grandioso convento, opera
dell'Architetto Giacomo Minutoli e lo avevano destinato a uffici
dell'Intendenza di Finanza. Una più
grave distruzione subiva nel terremoto del 1908. La ricostruzione fu eseguita
su progetto dell’Ing. Antonino Marino, approvato il 27 luglio 1925, e sotto la
sorveglianza della Soprintendenza ai Monumenti, per garantire all'edificio, il
più possibile, l'aderenza alla precedente costruzione, non solo nelle linee
architettoniche, ma anche nella utilizzazione degli elementi recuperati dalle
macerie. Furono, infatti, utilizzati, nelle absidi nei portali e nel grande
rosone della facciata i conci originali, appositamente recuperati. La
ricostruzione fu fatta dalla ditta Fratelli Cardillo da febbraio 1926 al
novembre 1928 e costò circa sette milioni. Oggi il
tempio si presenta grandioso e semplice. All'esterno
la caratteristica principale è offerta dalle imponenti absidi medioevali, cui
slancio maggiore conferiscono le finestre incassate. All'interno
la grande unica navata (m. 44 di lunghezza) è segnata a lati dal susseguirsi degli archi ogivali delle
numerose cappelle; il grandioso arco trionfale, slanciatissimo e anch'esso a
sesto acuto, si apre sul transetto con la visione delle tre absidi snelle e di
grande eleganza contrassegnate, anche all'interno, dalle nervature ricostruite,
pietra su pietra con i conci originali. Il
soffitto è ligneo. Nel sacro
tempio non ci sono più opere d'arte. A ricordare l'antico splendore c'è solo la
cappella prospiciente l'ingresso secondario, con la statua argentea
dell'Immacolata, opera di argentieri messinesi del secolo XVII. Una statua
marmorea di S. Antonio di Padova, recuperata dopo il terremoto nel chiostro del
convento annesso al tempio, giace nella spianata del Museo Nazionale. Nella piazza antistante il prospetto principale, nel 1965 è stata eretta una statua bronzea di S. Francesco d'Assisi, opera, dello scultore messinese Antonio Bonfiglio. |