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Sul colle della Caperrina.
C'è una scena che gli automi del grande orologio
astronomico dei Duomo di Messina ripetono tutti i giorni, subito dopo il canto
dei gallo, mentre dagli altoparlanti si diffonde il suono dell'Ave Maria. Nel
vuoto della finestra che si apre al terzo ripiano appare una colomba, che compie un largo giro sui monte. Subito dopo dal
suolo lentamente si solleva una chiesa che gli spettatori non tardano a
riconoscere per quella stessa che si offre al loro sguardo se appena si
volgono verso sinistra con un giro di 90 gradi: il Santuario di Montalto. Gli
ideatori dei grandioso meccanismo hanno voluto così realizzare una rievocazione
storica di ciò che, secondo quanto racconta il Samperi nella sua Iconologia,
avvenne sui colle della Caperrina il 12‑6-1286. Un, fraticello di nome Nicola, che viveva in un piccolo romitorio, dedicato a S. Michele Arcangelo poi incorporato nel complesso di S. Gregorio alla falde del colle, sollecitato da una visione della Vergine Santa, aveva convocato sull'altura i capi della città e il popolo, e lì, a mezzogiorno, una bianca colomba scese dall'alto e, volteggiando a fil di terra, segnò il perimetro della chiesa che, secondo le rivelazioni a Fra Nicola, la Madonna voleva eretta sul colle. La
costruzione fu subito iniziata e portata avanti, quasi a furor di popolo, con
la, partecipazione del Senato, e la stessa regina Costanza, moglie di Pietro
D'Aragona, che allora dimorava nel castello di Matagrifone, prese parte
all’impresa gettando la prima pietra. Nel
Giugno del 1295 la chiesa era terminata e aperta al culto, una chiesetta di
appena m. 8 x 14, con l'abside volta a oriente secondo l'antica usanza,
destinata a diventare il più celebre Santuario di Messina, vero Palladio della
città. Essa
nasceva in un contesto storico molto movimentato, legato alle vicende dei «
Vespri Siciliani ». Il 28
Aprile 1282, circa un mese dopo l'insurrezione dì Palermo, anche Messina si
ribellò ai Francesi, dando inizio a un periodo di epiche lotte che si
trascinarono per un ventennio, fino al 31 Agosto 1302, data in cui fu segnata
la pace di Caltabellotta. Durante
le alterne vicende di questo ventennio i Messinesi, oltre che nella forza delle
loro armi, avevano posto la fiducia nella protezione della Vergine Maria, a cui
rivolgevano continue preghiere. E la Madonna rispose all'attesa dei suoi
devoti, proteggendo la città anche con segni visibili. Tra questi gli storici
ne ricordano particolarmente due: il primo
fu l'apparizione di una Bianca SIgnora sugli spalti della città, che
rincuorava i combattenti messinesi e incuteva spavento nei loro nemici. Il
fatto è attestato dallo storico Bartolomeo de Neocastro, che visse direttamente
gli avvenimenti della guerra che racconta, e da altri storici. il secondo segno è legato agli ultimi mesi di guerra.
La città era ancora cinta di assedio e prossima a cadere per fame; alcune
galee, provenienti dal Sud, insperatamente forzarono il blocco ed entrarono
nel porto per approvvigionare la città, senza che i Francesi potessero
impedirlo. Il fatto straordinario fu attribuito in modo particolare alla
intercessione del Santo monaco carmelitano Alberto, che allora viveva a
Messina, e tuttora è ricordato dal Vascelluzzo che ogni anno viene portato in
processione nel giorno del Corpus Domini. La chiesa fu intitolata S. Maria dell'Alto, e
divenne poi S. MARIA DI MONTALTO. Alcuni anni dopo, secondo la tradizione, l'8 settembre
1300, la chiesa fu dotata, di un quadro della Madonna, il quale sarebbe stato
portato da una nave venuta dall'oriente, non senza un palese intervento miracoloso.
Questo quadro fu gravemente danneggiato dal terremoto del 1908, ma sopravvive
in quello che oggi si venera nel santuario. Nella battaglia di Lepanto, avvenuta il 7 ottobre
1571, in quello stesso giorno e in quella stessa ora, il popolo messinese
pregava nel Santuario di Montalto per la vittoria della flotta cristiana. A
perpetuo ricordo il senato felce scolpire, probabilmente da uno, dei Calamech,
una statua marmorea della Madonna della Vittoria, che fu posta su di una torre
accanto alla chiesa, e ora si trova sulla facciata, del nuovo Santuario fra le
due torri campanarie. Con lo stendardo che regge, la statua ci ricorda
vagamente la Dama Bianca che durante la guerra del Vespro si aggirava sulle
mura della città a protezione dei messinesi. E' forse da allora che ogni anno,
il 12 giugno, in occasione della festa della Colomba, a mezzogiorno viene
issato il labaro della Città di Messina nelle mani della Madonna, mentre si
libera uno stormo di colombi. Sino al 1860 l'alzabandiera era salutato dal
rombo dei cannoni. Un'altra tradizione è legata al triste ricordo della
pestilenza che imperversò nella città il 1743. Allora il Senato Messinese
invocò dalla Vergine la liberazione dalla epidemia e fece voto di offrire ogni
anno un cero. La festa della Colomba vede così anche oggi rinnovarsi questa offerta
da parte dell'Amministrazione Comunale di Messina nelle mani dell’Arcivescovo. Il santuario, nel corso degli anni, si arricchì di
numerose opere d' arte, tra cui, la più pregevole, una «Fuga in Egitto», che
per molto tempo è stata attribuita a Tiziano; quasi distrutta una
«Visitazione», attribuita a Cardillo l'Antico per il cardellino disegnato in
fondo, simbolo del nome dell'autore. Altri quadri, trasferiti al Museo, non
hanno valore artistico, ma sono importanti per la storia del Santuario in
quanto ripetono episodi delle sue tradizioni. Fin dalla fondazione il Santuario fu affidato alle
cure di Suore Cistercensi che avevano il loro monastero presso la Fiumara S.
Michele, approssimativamente là dove ora sorge la chiesa del villaggio Ritiro,
e già convento dei Padri Carmelitani. Di questo monastero era badessa certa
Suor Giovanna, al cui nome sono molto legate le prime vicende dei Santuario. Le
Cistercensi sentirono presto il bisogno di costruirsi il monastero accanto
allo stesso santuario, e, vincendo difficoltà di vario genere, tra cui
l'originario impegno di non trasferirsi accanto ad esso, acquistarono nuovo
terreno e costruirono un convento che conobbe periodi di grande floridezza. Le
leggi eversive fecero sloggiare le suore nel 1866 e l'edificio fu destinato ad
orfanotrofio. Il terremoto del 1908 lo ridusse a un cumulo di macerie, insieme
con il Santuario. La ricostruzione, dopo il terremoto, venne sollecita,
grazie all'impegno profuso dal Rettore del sacro tempio Mons. Francesco Bruno.
Al vespero dell'11 giugno 1909, vigilia della Festa della Colomba, per la prima
volta i Messinesi sentirono squillare le campane di Montalto, appese a un
traliccio provvisorio, e fu per tutti una gioiosa sorpresa. L'8 settembre del 1909 cominciava a funzionare una
chiesa baraccata; il 12 Giugno 1910 veniva posta la prima pietra della chiesa
in muratura progettata dall'Ing. Augella e alla stessa data dell'anno seguente
fu inaugurata. Il nuovo tempio ricalcava il perimetro di quello
distrutto, segnato, secondo la tradizione, della colomba, il 12 Giugno 1286, o ‑
come afferma il Bruno ‑ 1294. Ma la sua ristrettezza era un ostacolo
all’ incremento della devozione verso la Madonna di Montalto, e l'Arcivescovo
Paino, tanto devoto di essa, e che, a partire dal 1924 aveva voluto che i nuovi
seminaristi ricevessero a Montalto l'abito clericale, ne decise l'ampliamento. Nel 1946 il Santuario venne affidato alle cure dei
figli di S. Alfonso Maria dei Liguori, i Padri Redentoristi. Il primo Gennaio 1965 veniva eretto canonicamente in
chiesa parrocchiale e il 30 Dicembre 1967 l'erezione otteneva il
riconoscimento giuridico del capo dello Stato. Il primo Giugno 1968, Mons. Francesco Fasola,
riconsacrava il tempio che, dopo la ricostruzione del 1928, era stato soltanto
benedetto, ma la festa liturgica della consacrazione restava, confermata al 12
Giugno, così come era fissata nell'antico calendario proprio dell'Archidiocesi
di Messina. LA CHIESA L'area su cui sorge il Santuario si può considerare
come, quella stessa che fu indicata dalla Madonna con il miracolo della
colomba. Quell'area era stata subito recintata e acquistata, a spese pubbliche
da potere di Teodoro Coffiso e della moglie Costanza e del figlio Nicolò ai
rogiti del Notaro Matteo, e Sinapsi, al prezzo di 60 tarì d'oro. Di questo
atto, di acquisto si conserva una minuta nell'archivio del Santuario. A questo primo acquisto altri ne seguirono per dare
luogo alla costruzione dei Monastero. Il terreno che originariamente era proprietà
pubblica, essendo stato acquistato, con denaro pubblico e a nome dei
rappresentanti della città, fu in seguito donato con atto in Not. Gavido de
Perpetto del 31 Ottobre 1802, all'Abbadessa Suor Giovanna Gotho, diventando
così proprietà ecclesiastica. Nel 1930, con l'atto di permuta di cui abbiamo
parlato nell'introduzione, il comune cedette la striscia di mq. 50 che separa
la sacrestia dalle case di Fondo Basicò. L'attuale tempio è stato costruito in due fasI, delle
quali la prima condizionò la seconda. La prima fase fu quella che susseguì
immediatamente al terremoto, quando sì ricostruì, con criteri antisismici, un
edificio che per ampiezza uguagliava quello distrutto e, come quello, aveva
l’abside rivolta verso oriente e l'ingresso dall'occidente. Nella seconda fase
fu utilizzata di questa costruzione soltanto la navata: l'abside fu demolita e
al suo posto furono costruite le due torri campanarie e la cantoria, che, con
il portone d’ngresso, guardano verso la città; anche la facciata fu demolita e
alla navata così aperta fu aggiunto il transetto, con la nuova abside e, dietro
di essa, la casa canonica. La progettazione di questo ampliamento è stata fatta
dall'Architetto Francesco Valenti e dall'Ufficio Tecnico Arcivescovile. Le strutture sono costituite da intelaiature di
pilastri e travi di cemento armato con tamponamenti di laterizi. Il partito architettonico è un misto di romanico e di
gotico. La piazzetta antistante la Chiesa copre un salone e
altri ambienti adibiti a locali parrocchiali. OPERE D'ARTE Nonostante la sua antichità e l'interesse del quale è
stata circondata nella storia, neanche questa chiesa possiede opere di
particolare interesse storico o artistico. C'erano, sì, prima dei terremoto
alcuni quadri di una certa importanza e Mons. Bruno, nella sua opera citata,
ricorda sei grandi tele, fatte eseguire nel 1636, dall'Abbadessa Suor Beatrice
Minutoli, che descrivevano la storia, del Santuario, così pure ricorda altri
quadri, e soprattutto una tavola del pittore messinese Cardillo, detto
l'Antico, raffigurante la Visitazione, unica opera sopravvissuta di questo
artista sino al tempo del terremoto. Ma tutte queste opere, salvate dalle
macerie, furono portate al Museo Nazionale per essere restaurate e
provvisoriamente custodite e sono ancora in quei depositi. Lo stesso quadro della Madonna di Montalto, benché
sia quello originale venerato nella chiesa sin dalle origini e ritrovato da
Mons Bruno il 16 Marzo 1909, dal profilo artistico ha di interessante solo la
Manta d'argento. Fu precisamente questa manta che protesse l’immagine dalle
intemperie dopo il 28 Dicembre; ma i visi della Madonna le del Bambino, che
non avevano quella protezione, scomparvero. Il quadro della Bianca Signora che sopra gli spalti
protegge Messina, è opera giovanile del pittore Adolfo Romano. Interessante è il Crocifisso ligneo quattrocentesco
che si venera nel transetto. L'archivio contiene numerosi documenti che si
riferiscono alla storia dei Santuario, e tra essi anche una lettera di S. Ignazio
di Loyola all'abbadessa del tempo, con firma autografa. Mons. Paino dotò la chiesa di un grande carìllon composto di 25 campane ricavate dal bronzo di cannoni della guerra 1915-18: esse vanno da un minimo di 23 kilogrammi a un diametro di m. 1,50. Completano il concerto altre due campane salvate dal terremoto e appartenenti all'antica chiesa.
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